Costituzione di Società

Consulenza per la costituzione di societàCostituzioneSrl fornisce assistenza alla propria clientela nella costituzione e gestione dei seguenti tipi di società:

  • Società a responsabilità limitata (S.r.l.)
  • Società a responsabilità limitata semplificate (S.r.l.s.)
  • Società per azioni (S.p.A.)
  • Società in accomandita per azioni (S.a.p.a.)
  • Società europea (S.E.)
  • Società in nome collettivo (S.n.c.);
  • Società in accomandita per azioni (S.a.s.)

CostituzioneSrl è in grado di assistere la propria clientela nell’iscrizione delle predette società nella sezione speciale delle “start-up innovative”, curando i necessari adempimenti.

L’assistenza per la costituzione di società comprende la consulenza preliminare, la redazione dell’atto costitutivo e dello statuto, l’iscrizione della società nel registro delle imprese, l’apertura della partita IVA nonché, ove richiesta per legge, la stipulazione dell’atto notarile di costituzione della società.

Società a responsabilità limitata

La società a responsabilità limitata è un tipo di società di capitali dotata di personalità giuridica e risponde delle obbligazioni sociali solamente nei limiti delle quote versate da ciascun socio.

La Costituzione

La S.r.l. può costituirsi per contratto o per atto unilaterale. Il capitale sociale minimo ammonta a 10.000 euro (art. 2463, 2° comma, 4). È necessaria la redazione di un atto costitutivo per atto pubblico il quale contiene alcune indicazioni fondamentali sulla società (es. ammontare del capitale sociale, denominazione, oggetto sociale) e lo statuto sulle regole sociali (es. rappresentanza, funzionamento, amministrazione).

Formazione dell’atto costitutivo

La disciplina è simile a quella delle S,p.A:

  • Stipula contratto o atto unilaterale
  • Controllo notarile
  • Versamento di almeno il 25% dei conferimenti in denaro presso un istituto di credito (sostituibile da polizza assicurativa o fideiussione bancaria) e della totalità dei conferimenti in beni.
  • Iscrizione entro 20 giorni al registro delle imprese a cura del notaio.

Per obbligazioni sorte prima dell’iscrizione al registro delle imprese risponde illimitatamente chi ha stipulato queste obbligazioni.

Struttura finanziaria

La riforma del diritto societario ha profondamente modificato la struttura finanziaria della S.r.l. ampliando il numero dei conferimenti possibili e permettendo la costituzione di quote speciali e l’emissione di titoli di debito.

Conferimenti

Nella S.r.l. possono costituire oggetto del conferimento «tutti gli elementi dell’attivo suscettibili di valutazione economica» (art. 2464). Quindi anche prestazioni di opera o servizi e non solo denaro o beni in natura. Questa è una grande differenza rispetto alla disciplina della S.p.A.
Il legislatore della riforma ha previsto in funzione di garanzia per i creditori che le prestazioni di opera o servizi siano accompagnate da una polizza assicurativa o da una fideiussione bancaria che copra l’intero importo. Un altro elemento di diversità rispetto alla struttura finanziaria della S.p.A. è che la relazione di stima che accompagna il conferimento di un bene in natura non deve essere redatta da un esperto nominato dal tribunale, bensì da un esperto di fiducia del socio iscritto nel registro dei revisori contabili, o a una società di revisione iscritta nell’apposito albo. Infine per quanto riguarda il conferimento in denaro, al momento della sottoscrizione dell’atto costitutivo è richiesto che, analogamente alla disciplina prevista per la S.p.A., ne venga versato almeno il 25% ma, e questa è un’ulteriore differenziazione, tale versamento può essere sostituito da una polizza o da una fideiussione che lo garantisca.
Ai sensi dell’art. 2466, in caso di mancata esecuzione dei conferimenti da parte di un socio, questi viene diffidato dagli amministratori ad adempiere entro 30 giorni. Trascorso inutilmente tale termine, gli amministratori possono decidere, in alternativa alla normale azione giudiziaria, di vendere coattivamente le quote del socio moroso agli altri soci, in proporzione alla loro partecipazione. In mancanza di offerte di acquisto da parte dei soci, è possibile passare alla vendita all’incanto delle quote, solo se è previsto dallo statuto. Se la vendita non ha luogo in mancanza di compratori, gli amministratori escludono il socio, trattenendo le somme. Il capitale sociale deve essere immediatamente ridotto poiché la Srl non può mai farsi acquirente delle proprie quote. Il socio moroso non può partecipare alle decisioni dei soci.

Quote

È la misura della partecipazione del socio alla Società. I diritti del socio sono proporzionali alla sua partecipazione, salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo.
La quota è un’entità unica e unitaria qualunque sia il suo ammontare. Le partecipazioni, sempre salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, sono proporzionali ai conferimenti.

Titoli di debito

A seguito della riforma del 2003 il Legislatore ha introdotto la possibilità per le S.r.l. di emanare dei titoli di debito. Questi strumenti non sono assimilabili alle obbligazioni delle Società per Azioni, ma sono comunque titoli di massa. La disciplina ex art. 2483 c.c. nulla stabilisce in ordine alla competenza, alle modalità di emissione o alle caratteristiche che questi titoli debbano avere, rimandando il tutto alla definizione da parte dell’atto costitutivo.

Viene regolamentata la diffusione e la circolazione presso il pubblico: i titoli di debito possono essere sottoscritti solamente da un investitore professionale che svolge la funzione di mediatore. I titoli potranno poi essere diffusi presso il pubblico, ma chi li trasferisce sarà garante della solvenza della società, a meno che i titoli non vengano trasferiti ad altri investitori professionali o a soci della società emittente.

Finanziamento dei soci

Nel caso si decida di utilizzare la forma giuridica del finanziamento, la Società assume un obbligo di restituzione. Si tratta infatti di capitali di credito che devono trovare apposizione in bilancio tra le passività, alla lettera D), punto 4) “Debiti verso altri finanziatori”. Al riguardo, si segnala che la delibera potrà stabilire se essi hanno natura infruttifera o fruttifera, nonché se tali versamenti dovranno essere effettuati dai soci in misura proporzionale alle quote di partecipazione oppure solo da alcuni. Ciò che distingue il finanziamento dalle altre forme che si vedranno di seguito è comunque solo il diritto dei soci alla restituzione delle somme versate. Inoltre, occorre segnalare che il nuovo articolo 2467 del Codice Civile dispone che il rimborso di tali finanziamenti deve essere postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori e, se avvenuto nell’anno precedente la eventuale dichiarazione di fallimento della società, deve essere restituito.

Dalla natura di debito discende che, nel caso in cui la Società decidesse di passare a capitale sociale le somme versate a titolo di finanziamento, sarà prima necessaria la rinuncia dei soci al diritto alla restituzione. La riserva che viene a essere costituita con la rinuncia al credito vantato dai soci avrà così natura di riserva di capitale, e ciò sia se essa dovrà partecipare alla copertura della perdita, sia se dovrà alimentare futuri aumenti di capitale.

Ai sensi del nuovo art. 2467 c.c., il rimborso dei finanziamenti effettuati dai soci è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori sociali e, se avvenuto nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento, deve essere restituito. La norma si propone di porre un limite alla pratica cui s’è accennato in precedenza, che portava i soci a non apportare alla società capitale di rischio, ma a concederle prestiti e fideiussioni, che finivano per concorrere con le ragioni degli altri creditori.

Non tutti i finanziamenti dei soci, comunque, verranno postergati. Il capoverso dello stesso articolo 2467 c.c., infatti, limita l’applicazione della norma ai finanziamenti concessi:

  • nel momento in cui, anche alla luce del tipo d’attività svolta dalla S.r.l., risulta un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto.
  • oppure in presenza di una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento.

Si tratta, quindi, di formule generali la cui applicazione da parte della giurisprudenza non potrà prescindere da un’attenta analisi del caso concreto.

Amministrazione e controllo della società

La principale caratteristica della nuova disciplina dell’amministrazione della s.r.l. è l’ampiezza dei poteri lasciati in materia di autonomia statutaria. In assenza di contrarie previsioni statutarie, con riferimento alla nomina degli amministratori e al funzionamento dell’organo amministrativo, si limita a prevedere che:

1. L’amministrazione della società è affidata a uno o più amministratori nominati con decisione dei soci, salvo che per i primi amministratori, che sono nominati nell’atto costitutivo;

2. Gli amministratori devono chiedere, entro 30 giorni da quando ne hanno avuto notizia, l’iscrizione della loro nomina nel registro delle imprese;

3. In caso di più amministratori essi costituiscono il consiglio di amministrazione, che delibera collegialmente.

L’atto costitutivo può prevedere (art. 2475):

1. che l’amministrazione sia affidata anche a soggetti non soci;

2. che in caso di amministrazione pluripersonale gli amministratori possano agire, oltre che in modo collegiale, congiuntamente o disgiuntamente. In caso di amministrazione pluripersonale è prevista la riserva di competenza esclusiva agli amministratori dei progetti di bilancio, di fusione e di scissione e le decisioni sull’aumento di capitale, quando gli sia delegato dall’art. 2481;

3. in caso di amministrazione congiunta o disgiunta trovano applicazioni gli art. 2257-2258 sulle società di persone;

In caso di amministrazione disgiunta, ogni amministratore ha potere di opporsi alle decisioni di un altro (diritto di veto), in tal caso la decisione spetterà ai soci. In caso di amministrazione congiunta, le decisioni devono essere approvate da tutti gli amministratori, ma ciascun amministratore può compiere atti urgenti. In caso di amministrazione affidata a un consiglio può essere abbandonato il metodo collegiale, sostituendolo con un sistema di consultazioni scritte o raccolta di consensi separati.
L’atto costitutivo può poi indicare le norme relative al funzionamento della società e in particolare quelle relative all’amministrazione e alla rappresentanza (art. 2463, n.7). Esso può anche prevedere l’attribuzione ai singoli soci di particolari diritti riguardanti l’amministrazione della società (art. 2468, 3° c.). L’atto costitutivo ha piena libertà di riservare competenze di tipo gestorio alle decisioni dei soci (art. 2479). Per quanto attiene alle regole processuali, gli atti costitutivi delle s.r.l. e delle società di persone possono anche contenere clausole con le quali si deferiscono a uno o più terzi i contrasti tra coloro che hanno il potere di amministrazione in ordine alle decisioni da adottare nella gestione della società. Le decisioni possono essere reclamabili davanti a un collegio e il terzo chiamato a decidere può dare indicazioni vincolanti anche sulle questioni collegate con quelle espressamente deferitegli. La decisione resa è impugnabile avanti il giudice solo in caso di mala fede del decidente. Infine è da ricordare che gli amministratori hanno la rappresentanza generale della società e ogni limitazione ai loro poteri attinenti alla gestione o alla rappresentanza è inopponibile ai terzi, salvo che questi non abbiano agito intenzionalmente a danno della società (art. 2475-bis).

Nella s.r.l. la legge non impone sempre la presenza di un organo interno di controllo. Ogni socio ha infatti diritto di avere dagli amministratori notizia della svolgimento di affari sociali e di consultare i libri sociali, a condizione che il socio non partecipi all’amministrazione della società (art. 2476, 2° c.). Tale diritto può essere esercitato dal socio anche tramite professionisti di fiducia e riguarda non solo i libri sociali, ma anche i documenti relativi all’amministrazione. Il nuovo art. 2477 dispone che l’atto costitutivo possa prevedere, determinandone le competenze e i poteri, la nomina di un collegio sindacale o di un revisore. La nomina del collegio sindacale è però obbligatoria se il capitale sociale è maggiore o uguale a quello minimo stabilito per le s.p.a. oppure, anche qualora il capitale sociale sia inferiore, se per due esercizi consecutivi siano stati superati almeno 2 dei limiti indicati dal 1° c. dell’art. 2435-bis e cioè:

1. totale dell’attivo risultante dallo stato patrimoniale: 4.400.000 euro;

2. ricavi delle vendite e delle prestazioni: 8.800.000 euro;

3. dipendenti occupati mediamente nell’esercizio: 50 unità.

L’obbligo cessa se per due esercizi consecutivi due dei predetti limiti non vengono superati. Infine il collegio sindacale è obbligatorio anche per le s.r.l. che abbiano dimensioni inferiori a quanto previsto dall’art. 2477, ma che:

1. siano tenute alla redazione del bilancio consolidato;

2. controllano una società obbligata alla revisione legale dei conti.

L’autonomia dello statuto riguarda solo la determinazione delle competenze e dei poteri del collegio sindacale o del revisore contabile, mentre la nomina spetta obbligatoriamente ai soci (art. 2479, 2° c., n.3). Per quanto riguarda i problemi della ineleggibilità, decadenza e requisiti di professionalità si applicano in via analogica gli art. 2397, 2° c. e 2399. In tutte le s.r.l. dove sia presente il collegio sindacale o il revisore, lo stesso è tenuto a redigere, a rendere disponibile per i soci e a depositare presso il registro delle imprese la propria relazione al bilancio (art. 2429). A esso dovrà quindi necessariamente applicarsi anche l’art. 2407 sulla responsabilità dei sindaci, conseguente all’esercizio da parte dell’organo di una funzione diretta alla tutela anche dell’interesse dei terzi. Quando la nomina del collegio sindacale è obbligatoria si applicano le disposizioni di s.p.a. (art. 2477, u.c.). Comunque il triplice modello di gestione e di controllo sulla gestione previsto per le s.p.a. non è applicabile anche alle s.r.l. Il collegio sindacale ha competenza sul controllo contabile, se l’atto costitutivo non dispone diversamente, e sul controllo della gestione.

Scioglimento

Oggi la disciplina dello scioglimento è unica per tutte le società di capitali. L’art. 2484 specifica infatti che le S.p.A. e le S.r.l. si sciolgono per:

  • Decorso del termine (che può essere prorogato dall’assemblea straordinaria).
  • Conseguimento o impossibilità sopravvenuta di conseguire l’oggetto sociale.
  • Impossibilità di funzionamento o continuata inattività dell’assemblea.
  • Riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale, salvo un contemporaneo aumento o trasformazione della società.
  • Casi di recesso del socio previsti dagli artt. 2437 e 2473 c.c.
  • Deliberazione dell’assemblea straordinaria.
  • Altre cause che possono essere previste dallo statuto.
  • Altre cause di legge (es. dichiarazione di nullità dell’atto costitutivo).

Dal 1/1/2003 non è più necessario inserire un termine di tempo per la società.

Società per Azioni

La società per azioni (S.p.A.) è una società di capitali, dotata di personalità giuridica e autonomia patrimoniale perfetta, nella quale le partecipazioni dei soci sono rappresentate da titoli trasferibili, le azioni.

Le azioni sono quote di partecipazione liberamente trasferibili e normalmente rappresentate da documenti che circolano secondo la disciplina dei titoli di credito, anche se l’emissione delle azioni è normale ma non essenziale, in quanto la legge permette alla società per azioni di non emettere azioni, sostituendole con l’iscrizione nel libro dei soci; nelle società quotate in borsa le azioni non possono più essere rappresentate da documenti cartacei, ma da semplici registrazioni contabili, definite “azioni scritturali” o “dematerializzate”.

Proprio in tema di azioni il legislatore ha operato notevoli aperture all’autonomia privata. La società per azioni potrà quindi emettere oltre alle usuali categorie di azioni: azioni fornite di diritti diversi, anche in relazione all’incidenza delle perdite; azioni a favore dei prestatori di lavoro a titolo di assegnazione di utili; azioni fornite di diritti patrimoniali correlate ai risultati dell’attività sociale in un determinato settore; azioni senza diritto di voto o a voto limitato a particolari argomenti, o subordinato al verificarsi di particolari condizioni non potestative, ovvero (per le società non quotate e senza azioni diffuse), con voto limitato ad una misura massima o scaglionato; azioni di godimento; azioni riscattabili. La società per azioni può anche emettere, in determinate circostanze, strumenti finanziari dotati di diritti peculiari patrimoniali o anche amministrativi.

Il capitale minimo di partenza della società per azioni deve essere non inferiore a centoventimila euro (salva la maggiorazione di tale minimo di legge per talune società in relazione alla natura, alle dimensioni e ai riflessi sul mercato dell’attività che la società si propone di compiere). Non è necessario che la partecipazione al capitale della società corrisponda ai conferimenti di ciascuno: i soci possono ad esempio liberamente decidere di “premiare” con una partecipazione maggiore un consocio di cui reputano strategica la partecipazione o fondamentale l’apporto eseguito.

Costituzione

La società per azioni deve costituirsi per atto pubblico, da cui devono risultare le parti del contratto sociale, che possono essere non solo persone fisiche, ma anche persone giuridiche (come ad esempio altre società per azioni, o società di persone o anche cooperative o altri enti).L’atto costitutivo deve identificare anche il Comune ove è posta la sede della società, che è il luogo dove si esercita l’attività sociale, nonché la denominazione sociale, che è il nome della società di capitali, il quale è indispensabile contenga  unicamente l’indicazione di “società per azioni” o “s.p.a.”.L’attività economica che la società si propone di compiere integra un ulteriore elemento dell’atto costitutivo, ossia l’oggetto sociale, che può consistere in un’attività commerciale o agricola, ma pur sempre dotata del carattere di economicità, quindi non assistenziale o culturale o di mero godimento, nei quali casi si sconfinerebbe nella disciplina delle associazioni o della comunione.L’oggetto sociale emergente dall’atto costitutivo della società per azioni deve rivestire un certo grado di determinatezza. La società per azioni deve, inoltre, essere dotata di un capitale sociale iniziale, il cui ammontare minimo è stabilito dalla legge in centoventimila euro, con la precisazione che per talune società la legislazione speciale determina entità minime più elevate, in relazione alla peculiarità dell’attività svolta (è il caso, ad esempio delle società di intermediazione mobiliare o delle società bancarie o finanziarie).Altro requisito dell’atto costitutivo è la nomina dei primi amministratori, identificati in modo nominativo, con l’individuazione di coloro che hanno la rappresentanza della società.

L’atto costitutivo può indicare tanto un numero fisso quanto un numero variabile di amministratori, nel qual caso spetterà all’assemblea in sede ordinaria determinare di volta in volta, secondo le particolari esigenze della società, quale debba essere in concreto il numero dei componenti dell’organo amministrativo.

La legge, infine, prescrive l’indicazione della durata della società per azioni, che può essere prorogata prima della scadenza con deliberazione dell’assemblea straordinaria; la società può avere anche durata indeterminata, nel qual caso spetta a tutti i soci il diritto di recedere.

Il capitale sociale iniziale è composto dai conferimenti dei soci che, di regola, devono essere effettuati in denaro, salvo che l’atto costitutivo non consenta di compiere conferimenti diversi dal denaro, le cui corrispondenti azioni devono essere integralmente liberate al momento della sottoscrizione.

Diversamente da quanto avviene per le società di persone ed a responsabilità limitata, non tutte le entità economiche possono essere conferite in società per azioni, essendo sancito espressamente il divieto di conferimento di prestazioni d’opera e di servizi.

Una volta ricevuto l’atto costitutivo ed il relativo statuto spetta quindi al notaio di procedere all’attuazione di alcuni fra gli adempimenti più importanti per far sì che la società nasca effettivamente. Le società di capitali infatti vengono ad esistenza solo ove ne venga realizzata la conseguente pubblicità, e pertanto solo se la società venga iscritta presso il Registro delle imprese. Il notaio dovrà dunque curarne il relativo deposito dell’atto costitutivo e degli altri documenti eventualmente necessari o opportuni presso il competente ufficio del registro delle imprese, affinché quest’ultimo ne effettui la relativa iscrizione.

L’assemblea dei soci
Il funzionamento della società di capitali, nel suo modello tradizionale, si basa sulla necessaria compresenza di tre organi: l’assemblea dei soci, l’organo amministrativo e l’organo di controllo (il collegio sindacale), che hanno sfere di competenza distinte. Il controllo contabile spetta ad revisore contabile  o ad una societa’ di revisione, salvo nelle società chiuse una diversa disposizione statutaria.L’assemblea, che è organo sovrano in quanto competente a decidere i supremi atti di governo della società, può deliberare in sede ordinaria o straordinaria, con diversi quorum costitutivi e deliberativi e differenti modalità di verbalizzazione, in considerazione della specifica materia da trattare.L’assemblea ordinaria, infatti, ha competenza di carattere generale ed alcune competenze precisamente indicate . La competenza dell’assemblea straordinaria, invece, è determinata dall’art. 2365 c.c. con elencazione tassativa delle materie (che riguardano le modificazioni dell’atto costitutivo, l’emissione di obbligazioni e le nomina e i poteri dei liquidatori), mentre l’elencazione delle materie operata dall’art. 2364 c.c. per l’assemblea ordinaria è da ritenersi meramente indicativa, dovendo essere integrata da altre norme. Vi è inoltre la possibilità che alcune competenze dell’assemblea straordinaria vengano per statuto attribuite (in via esclusiva o anche concorrente) alla competenza dell’organo amministrativo o del consiglio di sorveglianza o di quello di gestione: a tale riguardo interpellate il vostro notaio.L’atto costitutivo, infine, non può più attribuire all’assemblea ordinaria il potere di deliberare su determinati atti di gestione, in quanto può solamente prevedere la necessità di una preventiva autorizzazione dell’assemblea ordinaria al compimento di atti degli amministratori, ferma in ogni caso la responsabilità di questi ultimi, essendo  in toto la gestione della società riservata in via esclusiva all’organo amministrativo.Come accennato, la legislazione in vigore dal primo gennaio 2004 prevede però altri modelli di amministrazione e controllo. L’adozione del cosiddetto modello dualistico, adozione rimessa alla libera scelta dell’autonomia privata, influisce notevolmente anche sui poteri dell’assemblea. Quest’ultima elegge infatti un consiglio di sorveglianza,  il quale assume alcune delle funzioni più importanti abitualmente rimesse direttamente all’assemblea: l’elezione dei gestori dell’impresa (il consiglio di gestione), la relativa azione di responsabilità e l’approvazione del bilancio. Il notaio saprà consigliarvi sull’opportunità o meno per voi di adottare tale ultimo modello.

L’amministrazione della società

L’amministrazione delle società per azioni può, con le norme in vigore dal primo gennaio 2004, essere organizzata secondo tre modelli distinti: quello tradizionale, quello monistico (di derivazione anglosassone) e quello dualistico (di derivazione tedesca).

Nel modello tradizionale, agli amministratori è demandato il compito di gestire la società, e sono quindi dotati del potere di promuovere l’attività deliberativa dell’assemblea (potere d’iniziativa), di dare esecuzione alle decisioni dei soci (potere esecutivo), di deliberare sugli atti di gestione dell’impresa sociale (potere di gestione in senso stretto) e di manifestare all’esterno la volontà sociale agendo in nome e per conto della società (potere di rappresentanza).

La competenza gestoria attribuita agli amministratori ha carattere generale e ricomprende tutti gli atti necessari al conseguimento dell’oggetto sociale, che non siano espressamente riservati alla competenza di altri organi dalla legge.

All’organo amministrativo possono essere preposte una o più persone: in entrambi i casi l’organo amministrativo è unitario e, se gli amministratori sono più, essi fanno parte di un organo collegiale (consiglio di amministrazione) il quale sceglie tra i suoi membri un presidente, se questo non è già stato nominato dall’assemblea o dall’atto costitutivo. Il numero dei membri del consiglio di amministrazione è stabilito nell’atto costitutivo, che però può limitarsi ad indicare un numero minimo ed un numero massimo di amministratori.

In questo caso, compete poi all’assemblea ordinaria la determinazione in concreto del numero degli amministratori e la scelta di dotare la società di un solo amministratore o più, salvo che lo statuto non contenga già determinazioni al riguardo.

Figura peculiare è il presidente del consiglio di amministrazione, che ha la tipica funzione di presiedere l’organo collegiale e così di dirigere le riunioni del consiglio, convocare il consiglio, controllare che il segretario rediga i verbali delle adunanze e delle deliberazioni sull’apposito libro e le altre competenze stabilite dalla legge. Talvolta il Presidente ha competenze gestorie, cumulandosi in tale ipotesi il ruolo di presidente e quello di amministratore delegato.

Fin qui il sistema tradizionale. Nel sistema dualistico, invece, le competenze gestorie sono affidate ad un consiglio di gestione, eletto dal consiglio di sorveglianza, che a sua volta è eletto dall’assemblea: a tali organi si applicano le specifiche norme previste dalla legge, e, in via residuale, le generali norme in tema di amministrazione e controllo. Nel sistema monistico, la disciplina dell’amministrazione non incontra modifiche di rilievo: è piuttosto il sistema di controllo ad esserne pesantemente influenzato.
Il collegio sindacale
Il collegio sindacale è l’organo di controllo delle società per azioni che adottano il sistema tradizionale: ad esso è demandato il compito di controllare l’amministrazione della società e di vigilare sull’osservanza della legge e dell’atto costitutivo.Il controllo puramente contabile spetta ormai solo eccezionalmente al collegio sindacale: solo nelle società chiuse, che non facciano cioè ricorso al mercato del capitale di rischio, se non tenute alla redazione del bilancio consolidato, e solo se lo statuto così preveda. Negli altri casi, la funzione spetta ad un revisore contabile o ad una società di revisione (quest’ultima obbligatoria ove la società acceda al mercato).Il controllo del collegio ha natura generale e si estende a qualsiasi atto di amministrazione, compreso quello posto in essere dai singoli amministratori, dagli amministratori delegati e dai direttori generali. La verifica dell’osservanza della legge e dell’atto costitutivo riguarda poi anche l’operato dell’assemblea e consiste nell’obbligo per i sindaci di impugnare le delibere invalide, e di intervenire in sostituzione della stessa nelle ipotesi di riduzione obbligatoria del capitale per perdite, nonché nell’intervento in sede di costituzione o di aumento del capitale in merito alla valutazione dei conferimenti in natura.La portata dell’attività di controllo dei sindaci investe non solo il riscontro di dati puramente formali, ma anche la sostanza dell’amministrazione, con esclusione invece della valutazione del merito della gestione, che  comporterebbe un’invasione della sfera di competenza riservata agli amministratori.La legge attribuisce tuttora al collegio sindacale alcune specifiche competenze in materia contabile, nonché una serie di poteri-doveri che non consistono direttamente nell’esercizio del controllo, ma integrano attività sostitutive dei doveri degli amministratori o dell’assemblea, ovvero funzioni di amministrazione attiva (limitati al compimento di atti di amministrazione ordinaria), o, ancora, a compiti di natura consultiva (formulazione di pareri obbligatori, preventivi, non vincolanti).

Nelle società che adottano il sistema dualistico, il controllo sulla gestione e di legalità viene svolto dal consiglio di sorveglianza, che tra l’altro riveste anche, come già visto, alcune delle principali competenze dell’assemblea ordinaria (nomina dei consiglieri di gestione, esercizio della relativa azione di responsabilità e approvazione del bilancio).

Nelle società che hanno eletto il sistema monistico invero il controllo è svolto da un apposito comitato per il controllo sulla gestione eletto in seno al consiglio di amministrazione, cui spetta anche la competenza alla nomina, revoca e sostituzione.

Restano ferme anche nei confronti di tali sistemi le regole dettate per il controllo contabile, compresa quella che il revisore debba essere soggetto distinto ed esterno, rispetto ai consiglieri di sorveglianza o ai componenti il comitato di controllo sulla gestione.

Lo scioglimento della società
Le cause di scioglimento consistono nel decorso del termine di durata, nel conseguimento dell’oggetto sociale o nella sopravvenuta impossibilità di conseguirlo, nell’impossibilità di funzionamento o nella continuata inattività dell’assemblea, nella riduzione del capitale al di sotto del minimo legale, salvo che la società non deliberi di ricostituirlo o di trasformarsi in altro tipo compatibile con l’entità del capitale, nella deliberazione dell’assemblea, ed in altre cause previste dall’atto costitutivo ed infine in alcune ipotesi alquanto peculiari connesse al recesso dei soci.Quando si verificano questi eventi, si producono alcuni effetti caratteristici sugli organi sociali, sulla società e sui soci.Tali effetti decorrono dal giorno dell’iscrizione presso il Registro delle Imprese della dichiarazione di accertamento fatta dall’organo amministrativo o della delibera assembleare in caso di scioglimento volontario. Lo scioglimento, immediatamente efficace nei confronti degli organi sociali non appena ne vengano o avrebbero dovuto venirne a conoscenza ed efficace nei confronti dei terzi solo dopo che i membri dell’organo amministrativo abbiano adempiuto, come si è detto, gli obblighi di accertamento e di pubblicità, produce l’effetto di porre la società in stato di liquidazione. Nei casi previsti dai numeri 1), 2), 3), 4), e 5) del primo comma dell’art. 2484 c.c., la decisione dei soci di nomina dei liquidatori può tuttavia essere adottata anche prima che venga iscritta nel registro delle imprese la dichiarazione degli amministratori con cui viene accertata la causa di scioglimento.Tale decisione di nomina produrrà però i suoi effetti solo dopo che sarà iscritta la dichiarazione di accertamento dello scioglimento e la stessa decisione di nomina.  Il procedimento di liquidazione nelle società di capitali è inderogabile anche nel caso in cui mancano attività o passività da liquidare. Gli amministratori che continuino l’attività sociale ignorando gli adempimenti di legge si espongono a gravissime responsabilità.E’ ammessa la revoca dello stato di liquidazione da adottarsi con le maggioranze richieste per la modifica dell’atto costitutivo o dello statuto, occorrendo previa eliminazione della causa di scioglimento. Per la forma ed efficacia di tale deliberazione è opportuno consultare il proprio professionista.

Start-up Innovative

La legge 221/2012 del 17 dicembre 2012 – che ha convertito in legge il decreto legge n. 179 del 4 ottobre 2012 contenente “Ulteriori misure urgenti per la crescita del paese” (Decreto Legge Crescita 2.0) – ha introdotto per la prima volta una definizione di impresa “start-up innovativa” e ha dettato una disciplina speciale e di favore nei confronti di tali imprese (Sezione IX).

Più recentemente, con il Dl “Lavoro” (DL n. 76/2013), convertito con modificazioni nella legge 9 agosto 2013 n. 99, sono state apportate alcune modifiche significative sul fronte delle startup innovative, di cui sono stati semplificati e ampliati i requisiti d’accesso, al fine di rendere la normativa ancora più efficace nell’incoraggiare l’imprenditorialità̀ innovativa.

Definizione

  • Per start-up innovativa si intende una società di capitali di diritto italiano, costituita anche in forma cooperativa, o società europea avente sede fiscale in Italia, che risponde a determinati requisiti e ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente “lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”.
  • Le start-up innovative possono, dunque, essere costituite in forma di S.r.l., S.r.l.s, S.p.A., S.a.p.a. e società cooperative.

Tutte le società di capitali in possesso dei requisiti entro il termine fissato dalla legge, possono diventare start-up innovative e quindi essere iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese. Per diventare start-up è necessario presentare al Registro delle Imprese l’apposita domanda allegando una dichiarazione attestante il possesso dei requisiti. Il termine di legge per il possesso dei requisiti è fissato alla data di invio della domanda al Registro delle Imprese per le società costituite dopo il 19 dicembre 2012 ed al 19 dicembre 2012 per le altre società. Non è previsto alcun termine temporale per il deposito della domanda.

Requisiti

Per ottenere il riconoscimento dello status di “start-up” innovativa, una società deve possedere le seguenti caratteristiche:

  • ha quale oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.
  • è costituita e svolge attività d’impresa da non più di 48 mesi dalla data di presentazione della domanda.
  • ha la sede principale dei propri affari e interessi in Italia.
  • fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro. a partire dal secondo anno di attività della start-up innovativa, il totale del valore della produzione annua, così come risultante dall’ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, non è superiore a 5 milioni di euro.
  • non distribuisce e non ha distribuito utili.
  • non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda.
  • deve possedere almeno uno dei seguenti requisiti: a) investire almeno il 15% del fatturato in ricerca e sviluppo; b) almeno 1/3 della forza lavoro complessiva costituita da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori oppure almeno 2/3 costituita da persone con laurea magistrale; c) titolare, depositaria o licenziataria di brevetto registrato (privativa industriale) oppure titolare di programma per elaboratore originario registrato presso la SIAE (a. sono uguali o superiori al 15 per cento del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della start-up innovativa. Dal computo per le spese in ricerca e sviluppo sono escluse le spese per l’acquisto e la locazione di beni immobili. In aggiunta a quanto previsto dai principi contabili, sono altresì da annoverarsi tra le spese in ricerca e sviluppo: le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan, le spese relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, inclusi soci ed amministratori, le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso. Le spese risultano dall’ultimo bilancio approvato e sono descritte in nota integrativa. In assenza di bilancio nel primo anno di vita, la loro effettuazione è assunta tramite dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della start-up innovativa, Oppure b. impiega come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che ha svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, oppure, in percentuale uguale o superiore a due terzi della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di laurea magistrale Oppure c. è titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, oppure è titolare di diritti relativi ad un software originario registrato presso la Siae, purché tali diritti o privative siano direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività d’impresa.

Vantaggi

In favore della start-up innovativa sono previste una serie di esenzioni ai fini della costituzione ed iscrizione dell’impresa nel Registro delle Imprese, agevolazioni fiscali, nonché deroghe al diritto societario e una disciplina particolare nei rapporti di lavoro nell’impresa. Condizione fondamentale per poter beneficiare di tali vantaggi è che le imprese vengano iscritte nell’apposita sezione speciale del Registro delle Imprese riservata alle start-up innovative.

  • Abbattimento degli oneri per l’avvio d’impresa – la start-up, a differenza delle altre aziende, sarà esonerata dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per l’iscrizione nel Registro delle Imprese nonché dal pagamento del diritto annuale dovuto alle Camere di Commercio.
  • Disciplina in materia di lavoro applicabile alle start-up – la start-up potrà assumere personale con contratti a tempo determinato della durata minima di 6 mesi e massima di 36 mesi. All’interno di questo arco temporale, i contratti potranno essere anche di breve durata e rinnovati più volte. Dopo 36 mesi, il contratto potrà essere ulteriormente rinnovato una sola volta, per un massimo di altri 12 mesi, e quindi fino ad arrivare complessivamente a 48 mesi. Dopo questo periodo, il collaboratore potrà continuare a lavorare in startup solo con un contratto a tempo indeterminato.
  • La start-up potrà remunerare i propri collaboratori con stock option, e i fornitori di servizi esterni – come ad esempio gli avvocati e i commercialisti – attraverso il work for equity. Il regime fiscale e contributivo che si applica a questi strumenti è vantaggioso e concepito su misura rispetto alle esigenze tipiche di una start-up.
  • Credito d’imposta – la start-up godrà di un accesso prioritario alle agevolazioni per le assunzioni di personale altamente qualificato.
  • disapplicazione della disciplina in materia di società di comodo non operative e in perdita sistematica che dispone l’imputazione a tali società di un reddito minimo determinato su base forfettaria.
  • Introduzione di incentivi fiscali per investimenti in start-up provenienti da aziende e privati per gli anni 2013, 2014 e 2015. Gli incentivi valgono sia in caso di investimenti diretti in start-up, sia in caso di investimenti indiretti per il tramite di altre società che investono prevalentemente in start-up. Il beneficio fiscale è maggiore se l’investimento riguarda le start-up a vocazione sociale e quelle che operano nel settore energetico.
  • Possibilità di accesso al crowdfunding, la cui regolamentazione di dettaglio è stata emanata da Consob (delibera 18592 del 26 giugno 2013).
  • Accesso semplificato, gratuito e diretto per le start-up al Fondo Centrale di Garanzia, un fondo governativo che facilita l’accesso al credito attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari. La garanzia copre fino all’80% del credito erogato dalla banca alla startup, fino a un massimo di 2,5 milioni di euro, ed è concessa sulla base di criteri di accesso estremamente semplificati, con un’istruttoria che beneficia di un canale prioritario. Gli incubatori certificati possono beneficiare dello stesso trattamento speciale riservato alle startup.
  • internazionalizzazione delle start-up da parte dell’Agenzia ICE. Il sostegno include l’assistenza in materia normativa, societaria, fiscale, immobiliare, contrattualistica e creditizia, l’ospitalità a titolo gratuito alle principali fiere e manifestazioni internazionali, e l’attività volta a favorire l’incontro delle startup innovative con investitori potenziali per le fasi di early stage capital e di capitale di espansione. In particolare, è stata autorizzata l’emissione della “Carta Servizi Startup” che dà diritto a uno sconto del 30% sulle tariffe dei servizi di assistenza erogati dall’Agenzia.

Deroghe al diritto societario.

  • disciplina della riduzione del capitale per perdite. Estensione di dodici mesi del periodo di c.d. “rinvio a nuovo” delle perdite: per le perdite pari a 1/3 del capitale, che non riducono il medesimo al di sotto del minimo legale, esse possono essere “rinviate a nuovo” per 2 esercizi consecutivi; nel caso in cui le perdite riducano il capitale al di sotto del minimo legale, possibilità di differire la ricapitalizzazione – di norma immediata – alla chiusura dell’esercizio successivo.
  • Facoltà di creare categorie speciali di quote con diritti diversi dalla disciplina generale (ad es. no diritto di voto o diritti di voto non proporzionali alla partecipazione) determinandone liberamente in contenuto;
  • facoltà di offrire a pubblico quote di capitale (in precedenza preclusa alle srl) ma non consentita l’incorporazione in azioni con applicazione del relativo regime di circolazione). Tre possibilità: la prima condizione è che essa effettui un’offerta che non rientra nella legislazione del TUIF sulle offerte al pubblico di prodotti finanziari. In questo caso essa potrà effettuare l’offerta rispettando le sole regole del codice civile sull’offerta di quote. La seconda condizione è che essa effettui un’offerta che rientra nella legislazione generale del TUIF sulle offerte al pubblico di prodotti finanziari. In questo caso essa dovrà rispettare la disciplina generale sulle offerte al pubblico di prodotti finanziari prevista nel TUIF. La terza condizione è che essa effettui un’offerta attraverso un portale on line che rientra nella legislazione speciale semplificata del TUIF sulle offerte al pubblico di prodotti finanziari attraverso portali.
  • possibilità di effettuare operazioni sulle proprie partecipazioni in attuazione di piani di incentivazione dei propri dipendenti, fornitori, collaboratori, amministratori, prestatori d’opera o di servizi;
  • possibilità di emettere strumenti finanziari partecipativi (non imputati a capitale).
  • Agevolazioni nell’ottenimento dei visti di ingresso per stranieri tramite la procedura “start-up VISA”.